Rights Chain e genesi del blockchain dedicato al diritto d'autore

Da due anni immortaliamo i lavori degli Artisti digitali all’interno di un sistema che non consente la sua alterazione nel tempo. Nemmeno da parte di chi lo amministra.

Blocco della genesi del Blockchain di Rights Chain per il diritto dautoreL’informatica fuori dai cinema, di spettacolare ha ben poco. I tecnici sviluppano comportamenti antisociali, parlano un gergo quasi incomprensibile, talvolta anche tra i loro simili. Non esistono modelli 3D delle reti, non ci sono animazioni pazzesche. Nel migliore dei casi l’interfaccia di un’applicazione industriale non fa ribrezzo solo a guardarla (e vi posso assicurare che sono casi rarissimi).

Quindi: che ci fa su Rights Chain quella roba lì sopra?

La risposta è: concedeteci un minimo di compiacimento, almeno una volta all’anno.

19 Maggio 2017, ore 12:59:50

Quello riportato nell’immagine è il dettaglio tecnico (la premessa sulla bruttezza delle immagini io l’ho fatta - nda) di quello che viene chiamato blocco della genesi di un Blockchain e, in questo caso, si tratta di quello della nostra piattaforma (notare l’altisonanza di certi termini - nda).

Nel tempo abbiamo smesso di parlarne, tuttavia uno dei sistemi che abbiamo adottato per immortalare le informazioni su chi ha creato un lavoro, quando lo ha registrato e con quale licenza, è proprio “Blockchain”, ed è stata sulla bocca di tutti nel corso degli ultimi anni perché sembrava la soluzione miracolosa a qualsiasi problema. In ambito copyright abbiamo sentito un po’ di tutto.

  • Risolviamo il problema del copyright. Blockchain!
  • Troviamo un modo per pagare gli autori! Blockchain!
  • Avete qualche problema? Blockchain!
  • Non avete un problema? Blockchain!!

(devo dire che l’ultima ha un che di più reale rispetto agli altri).

No: Blockchain non risolverà il problema del Copyright

E con un ché di dispiacere per coloro con cui ho avuto modo di parlare di questa tecnologia l’anno scorso al CopyCamp di Varsavia (Polonia)… no: questo sistema non risolverà il problema del diritto d’autore, né permetterà agli Autori o Autrici di essere ricompensati per il loro lavoro. Non da solo almeno.

Personalmente seguo lo sviluppo di questa tecnologia dal 2010, tirato in ballo da un amico/collega che me ne parlò (i tempi in cui un Bitcoin valeva 13 dollari). Non intendo però dilungarmi troppo sulla sua storia.

Chi ne ha sentito parlare probabilmente lo associa a termini come Bitcoin o Ethereum, o KriptoKitties, o una delle oltre 2000 criptovalute che sono nate da quando il fenomeno è diventato virale. Nei giornali e telegiornali ne hanno parlato sicuramente come la panacea di ogni male e soluzione ad ogni problema. Se volete posso fare un elenco delle tecnologie miracolose dal 1998 ad oggi, più o meno una ogni 1-2 anni.

Non lo è stata nessuna.

Blockchain non sarà da meno delle altre tecnologie (secondo me).

Fino ad oggi ho visto e conosciuto progetti che promettevano di “ricompensare” gli Artisti con criptovalute per i loro lavori (ricordate i “visibilidollari”? Coloro che pagano in “visibilità”? Perfetto, questi sono visibilidollari, altamente tecnologici. Noi li chiamiamo “criptovisbilidollari”).

Pagare gli autori o autrici non è la soluzione.

Ritengo che pagare un autore o autrice sia un elemento determinante in tutta la filiera del diritto d’autore, tuttavia non sia la priorità bensì la conseguenza di aver risolto un problema più grande: l’attribuzione del lavoro a chi lo ha realmente fatto.

Cos’è Blockchain (per non addetti)

Parliamo di un registro. Un enorme registro, o diario se vogliamo, nel quale quello che scriviamo è destinato a rimanere lì. Lo si può rileggere, ma non si può cambiare il testo di ciò che si è letto, né si può eliminare. Questo diario ha la capacità di mettere la data di quando è stato scritto qualcosa, e distinguere la “penna” che l’ha scritta. In altri termini, in un modo o nell’altro è possibile sapere chi ha scritto cosa, e quando lo ha fatto.

Il concetto, grosso modo, è questo: una volta che le informazioni sono scritte, chiunque faccia parte della “giuria” ed è in possesso della copia, può verificare se quello che c’è scritto è corretto e non è stato alterato.

Perché usare Blockchain?

Rights Chain utilizza questa tecnologia per memorizzare i “certificati di registrazione” dei lavori caricati all’interno della nostra piattaforma. Un registro che, a lungo andare, non solo può raccontare quando è nato un lavoro, ma anche la sua storia.

Una volta che il certificato è stato correttamente inserito nel sistema, la data e le informazioni ad esso collegate sono bloccate e non possono essere modificate. Possiamo aggiungere annotazioni o correzioni, tuttavia ne rimane traccia nel tempo, sia di chi le ha fatte, sia quando sono state fatte.

Il diritto d’autore (o Copyright che si voglia) ha una prerogativa particolare: è longevo, quanto la vita degli artisti (e noi ci auguriamo sempre siano più longevi possibile). Ma anche di più.

Rights Chain (il cui nome richiama la tecnologia, ma è una coincidenza – no, dico davvero) è la prima società (oggi possiamo dirlo) ad aver adottato la tecnologia Blockchain ed averla utilizzata esclusivamente per il diritto d’autore. E la genesi del nostro progetto è questa data.

19 Maggio 2017, ore 12:59:50

Concludendo, concedeteci di poter dire la nostra in materia di tecnologia, almeno una volta all’anno.

Da due anni immortaliamo i lavori degli Artisti digitali all’interno di un sistema che non consente la sua alterazione nel tempo. Nemmeno da parte di chi lo amministra. Sviluppiamo servizi per aiutare gli Artisti ad avere l’attribuzione del loro lavoro e poter dimostrare di aver creato un lavoro in un ben preciso momento, prima di renderlo pubblico al mondo.

Perché l’attribuzione è il primo passo per poter esercitare il proprio diritto morale di riconoscimento della propria creatività, e permette anche di esercitare il proprio diritto economico, ovvero di essere pagati per il proprio lavoro, quando le condizioni lo permettono.

E il nostro percorso continua alla ricerca e sviluppo di nuovi sistemi sempre più efficaci per raggiungere questi obiettivi.

Del resto, la nostra filosofia è “chi crea vale”, e intendiamo perseguire la strada dissestata che abbiamo intrapreso.

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Sfondo immagine di copertina di Josh Riemer su Unsplash

Pubblicato il 19/05/2019 00:00

Sebastian Zdrojewski

System, Network and Data Security advisor for over 20 years, in 2017 co-founded Rights Chain, a company aiming the development of copyright and intellectual property protection and enforcement solutions.

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